Dottoressa Laura Donati – Quando la consapevolezza del medico diventa impegno sociale

Nel suo lavoro ha conosciuto da vicino la fragilità delle famiglie e il peso che l’autismo porta nella vita delle madri. Da questa consapevolezza nasce la scelta di sostenere i Bambini delle Fate.

Ci sono professioni che, più di altre, permettono di entrare in contatto con la realtà delle famiglie e di coglierne da vicino la fragilità, e quella della dottoressa Laura Donati, ginecologa di Terni, è una di queste. Nel suo lavoro capita spesso di seguire anche molte donne in attesa di un bambino, e in quei mesi emergono emozioni, paure e domande che coinvolgono l’intera famiglia, perché ogni genitore vive l’attesa con la speranza che tutto vada bene e che quel figlio nasca sano, perfetto, pieno di vita. «Con il tempo – spiega – ho conosciuto molte famiglie che, dopo la nascita di bambini perfettamente sani e bellissimi, si sono trovate a scoprire che qualcosa non andava come previsto. L’autismo arriva così: all’inizio sembra solo un piccolo ritardo passeggero, poi diventa una presenza ingombrante, come un elefante in salotto, che cambia la vita e mette a dura prova la serenità di tutta la famiglia. È da queste storie che ho capito quanto sia importante sostenere chi si trova ad affrontare situazioni simili, e farlo in modo continuativo, non una tantum.»

Nel tempo, questa osservazione si è trasformata in una riflessione più profonda sul ruolo delle madri, perché quando l’autismo entra in una casa è quasi sempre la donna a portarne il peso maggiore. È lei che spesso rinuncia al lavoro, che affronta le terapie, che si misura ogni giorno con la fatica di tenere in equilibrio il resto della famiglia, cercando di mantenere un’apparente normalità che costa un’enorme energia. Accanto a questo carico emotivo e organizzativo, c’è anche un impegno economico pesantissimo, perché nella maggior parte dei casi le famiglie devono integrare con risorse proprie l’insufficiente supporto pubblico, sostenendo i costi di un’assistenza qualificata e spesso quotidiana. «È una realtà che ho visto tante volte – racconta – e so quanto questa responsabilità possa diventare totalizzante. Per questo sento il bisogno di sostenere chi si trova in questa situazione, perché dietro ogni bambino c’è una madre che lotta, e non dovrebbe farlo da sola.»

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Da questa consapevolezza, maturata nell’ascolto e nell’esperienza diretta, nasce la scelta di sostenere i Bambini delle Fate, la fondazione creata da Franco Antonello per garantire aiuti concreti e costanti a famiglie e associazioni che ogni giorno affrontano la complessità dell’autismo. A metterla in contatto con il progetto è stata l’associazione Nuova Terra APS, realtà nata proprio a Terni e guidata da Fabiana Domenichetti, che ha rappresentato per lei il vero gancio di avvicinamento all’iniziativa. La dottoressa Donati partecipa oggi come sostenitrice, contribuendo ogni mese al progetto territoriale, che porta avanti attività e percorsi di supporto per i ragazzi con autismo e per le loro famiglie. Un impegno che vive nella quotidianità, nel territorio, e che rappresenta per lei la forma più autentica di solidarietà concreta. «Mi ha colpito il modo in cui operano – racconta – perché non si limitano a promuovere campagne o iniziative isolate, ma costruiscono una rete di imprese e professionisti che decidono di essere parte attiva del cambiamento. È un modello che funziona perché si fonda sulla continuità: sapere che il proprio contributo, piccolo o grande che sia, serve ogni mese a sostenere percorsi terapeutici e progetti reali è ciò che fa davvero la differenza.»

La sua è una visione della medicina che unisce etica e concretezza, e si riflette nel suo modo di intendere la professione: uno spazio di ascolto, di fiducia, di dialogo costante. «Da medici abbiamo il privilegio di vedere da vicino la fragilità delle persone, di ascoltarle, di capirne i bisogni più profondi. Per questo penso che proprio chi lavora nella sanità debba farsi promotore di una cultura del sostegno: non possiamo limitarci a curare i sintomi, dobbiamo anche imparare a prenderci cura delle persone, nel senso più ampio. Ognuno di noi può fare qualcosa, anche piccolo, ma concreto. Credo che sia questo, in fondo, il significato più vero del nostro mestiere.»

Nel suo studio di Terni, tra visite, colloqui e ascolto, la dottoressa Donati continua a incontrare le storie e le vite di tante donne, portando con sé quella sensibilità che l’ha spinta a guardare oltre la sua attività professionale per abbracciare un impegno civile. Non cerca visibilità né riconoscimenti, ma la coerenza con ciò che sente giusto: la convinzione che prendersi cura significhi anche farsi parte di una rete che sostiene, che accompagna, che non lascia sole le famiglie. È una scelta silenziosa, ma piena di significato, perché è nella continuità – nella cura come nella solidarietà – che si misura davvero la differenza tra un gesto generoso e un impegno autentico. Perché non servono grandi azioni per fare la differenza: serve solo la volontà di esserci, con costanza, come ha scelto di fare lei.